Il ruolo del salvatore

Il ruolo del salvatore nasce quando il valore personale viene legato all’essere necessari.
Aiutare diventa identità, sostenere diventa dovere, farsi carico degli altri sembra l’unico modo per sentirsi utili e amati. Così ci si abitua a intervenire, a riparare, a reggere ciò che non spetta.

Questo ruolo spesso prende forma molto presto, quando qualcuno aveva bisogno che tu fossi forte, presente, responsabile. Col tempo, salvare gli altri diventa un modo per evitare di guardare le proprie fragilità. Finché ti occupi di tutti, non devi occuparti di te.

Ma il salvatore si stanca.
E spesso resta solo, deluso, svuotato. Perché aiutare senza confini non è amore: è una forma di autoabbandono. Inoltre, togliere all’altro la possibilità di affrontare il proprio percorso non lo rende più forte.

Riconoscere questo ruolo significa distinguere l’aiuto dal sacrificio.
Significa permettere agli altri di fare la propria parte e concederti il diritto di non essere sempre colui che regge tutto.

Domande su cui meditare:

In quali relazioni sento di dover “salvare” qualcuno?

Cosa evito di guardare quando mi occupo degli altri?

Cosa temo possa accadere se smetto di intervenire?

Mantra interiore:

“Posso aiutare senza annullarmi.”

Buona Vita 🪷
Emilio Gasparro

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