La tristezza che mi porto dentro da sempre
Ci sono tristezze che non hanno un inizio chiaro.
Non sono legate a un evento preciso, ma accompagnano la vita come un sottofondo costante. Una malinconia discreta, a volte silenziosa, a volte più pesante, che sembra far parte del proprio modo di essere.
Questa tristezza spesso non è solo personale. Può nascere da perdite non elaborate, da mancanze antiche, da bisogni emotivi rimasti inascoltati. Col tempo diventa familiare, quasi identitaria, tanto da non essere più messa in discussione. Si impara a conviverci, a normalizzarla, a pensare che “è sempre stato così”.
Ma ciò che è sempre stato così non è per forza ciò che sei.
Riconoscere questa tristezza non significa rifiutarla o forzarla ad andarsene. Significa accorgersi che porta con sé una storia, una richiesta di ascolto, un invito a prendersi cura di ciò che è rimasto in ombra.
Quando la tristezza viene vista e accolta, smette lentamente di occupare tutto lo spazio. Non perché scompare, ma perché non è più sola.
Domande su cui meditare:
✨Da quanto tempo sento questa tristezza come una presenza costante?
✨In quali momenti della mia vita ho imparato a portarla in silenzio?
✨Cosa avrebbe bisogno di ricevere questa parte di me?
Mantra interiore:
“Posso accogliere ciò che sento.”
Buona Vita 🪷
Emilio Gasparro