Il silenzio imposto dall’infanzia
Ci sono silenzi che non nascono da una scelta consapevole, ma da un adattamento precoce.
Si imparano quando parlare non è sicuro, quando esprimersi non viene accolto, quando il messaggio implicito è che è meglio tacere per non creare problemi, per non essere rifiutati, per non perdere l’amore.
Quel silenzio, inizialmente protettivo, diventa col tempo una struttura. Da adulti si continua a non dire, a minimizzare ciò che si sente, a rimandare parole importanti. Non perché non ci siano, ma perché il corpo e la mente hanno imparato che il silenzio è più sicuro dell’espressione.
Questo silenzio pesa. Non fa rumore, ma limita. Impedisce di mostrarsi davvero, di chiedere, di mettere confini. Riconoscerlo non significa accusare il passato, ma accorgersi di una strategia che non serve più.
Dare spazio alla propria voce è un atto di presenza. Non per parlare di più, ma per smettere di cancellarsi.
Domande su cui meditare:
✨In quali situazioni tendo a tacere anche quando sento il bisogno di parlare?
✨Cosa ho imparato da bambino sul fatto di esprimermi?
✨Cosa temo possa accadere se uso la mia voce?
Mantra interiore:
“Mi autorizzo a esistere anche attraverso la mia voce.”
Buona Vita 🪷
Emilio Gasparro